Restituire la forma all’antico

Restituire la forma all’antico

Agli inizi dell’Ottocento, il barone inglese Richard Keppel Craven intraprese il suo tour nelle terre molisane e decise di sostare in una taverna di Altilia per far riposare i cavalli. Durante la breve permanenza, colse l’occasione di perdersi tra i resti antichi e descrisse le suggestioni provate nel suo libro di esplorazioni. La città si presentava nella sua incantevole amenità, le vestigia dei tempi passati coesistevano con le abitazioni rurali ancora circondate dalle mura, nelle quali si aprivano le quattro porte. Degli ingressi monumentali rimanevano i possenti stipiti, in parte interrati, e solo la porta in direzione della valle del Tammaro conservava l’arco monumentale. Negli anni ’50 Cianfarani riscoprì i grandi blocchi sagomati, i frammenti di epigrafi, le sculture e gli elementi decorativi disgregati e dispersi tra i terreni agricoli e le aree di pascolo; lo studio dei monumenti antichi, eseguito in collaborazione con l’architetto Italo Gismondi, consentì la ricomposizione di Porta Bojano, di un tratto delle mura e delle torri, del mausoleo dei Numisi e la definitiva anastilosi delle colonne della Basilica. La meticolosa ricomposizione e ricostruzione di Porta Bojano, eseguita da Gismondi, ha consentito di comprendere l’originaria configurazione delle porte urbiche di Sepino, veri e propri archi trionfali che celebravano il potere della famiglia di Augusto, restituendo ai viaggiatori contemporanei l’originario significato ideologico e propagandistico espresso attraverso il potere delle immagini.