Nonostante l’attenzione che ognuno ripone al patrimonio economico trasportato nelle proprie tasche, smarrire una moneta è una diffusa consuetudine senza tempo. Il ritrovamento di questi reperti dispersi testimonia il passaggio nei luoghi, le provenienze dei viaggiatori e il conseguente incrociarsi di culture. Due sono i reperti numismatici più antichi rinvenuti a Saepinum riferibili ad altri contesti territoriali che in epoca preromana avevano contatti con le comunità locali. Della metà del III secolo a.C., è una didracma d’argento della zecca tarantina riportante sul dritto la testa di una ninfa coronata e sul rovescio un giovane che incorona un cavallo, la sigla TA e un delfino su tripode; l’altra moneta con il tipo del re Prusias di Bitinia, provincia romana della penisola anatolica, è invece databile alla fine del II secolo a.C. Nei recenti scavi condotti nel 2023 sono state ritrovate numerose altre monete di età repubblicana e tardo repubblicana. Diverse sono le monete di zecca romana ascrivibili a II – I secolo a.C. e all’età imperiale; di epoca altomedievale è un tarì d’oro della zecca di Salerno mentre i denari bassomedievali afferiscono ad ambiti di emissione numismatica differenti. Un Cavallo di Carlo V costituisce il documento più antico della raccolta, che ci proietta nei transiti effettuati nella prima metà del XVI secolo.
